Paesaggio galiziano sul Cammino di Santiago

Sul Cammino di Santiago

Premessa doverosa: questo post potrebbe far storcere il naso ai pellegrini duri e puri, quelli che gli ultimi cento chilometri del cammino li farebbero col teletrasporto pur di non incontrare gente come me, gli “ultimicentochilometristi”, quelli che fanno il minimo sindacale per prendere la Compostela. Quindi lo dichiaro subito: io non ho fatto il Cammino di Santiago, ci ho pucciato il dito per assaggiarlo. E devo dire che mi è piaciuto. Fatta la premessa vorrei raccontarvi di questa esperienza, che risale ormai a cinque anni fa e che un giorno replicherò, ma con più tempo e più preparazione.

Pietra miliare con la scritta k. 110 che segna la distanza da Santiago de Compostela
La pietra miliare che segna la distanza da Santiago

Cosa ho fatto dunque? Nel giugno del 2013 ho percorso l’ultimo pezzo del cammino francese, che forse è il più famoso dei cammini che portano a Santiago de Compostela, in Spagna (per citare gli altri, quello del Norte, il portoghese, il primitivo, l’inglese), parte dalla Francia, da Saint-Jean Pied de Port, sul versante francese dei Pirenei, attraversa le regioni di Navarra, La Rioja, Castiglia, Léon e la Galizia. Circa ottocento chilometri divisi in 25 tappe per il quale bisogna mettere in conto un mese. Gli ultimi 112 chilometri, quelli che ho percorso io, partono da Sarria, cittadina galiziana. Bastano cinque giorni per cinque tappe. L’arrivo è Santiago de Compostela, terza città santa dopo Gerusalemme e Roma, e la sua cattedrale, che per ogni peregrino, perfino per una come me che più che fare un pellegrinaggio è andata a sgranchire le gambe, è una visione commovente dopo tutta la fatica. Ma d’altra parte, come si dice sul cammino:

Sin dolor no hay gloria!

Perché fare un pellegrinaggio

Quando, arrivata a Santiago, sono andata alla Oficina del peregrino, per ricevere sulla mia Credenziale (un libretto che identifica il pellegrino, che si ritira all’inizio del cammino e su cui si fanno apporre i timbri che certificano il passaggio in un certo luogo) l’ultimo timbro, sello, per poi ricevere la Compostela (una sorta di diploma del pellegrino che certifica l’avvenuto pellegrinaggio) ho dichiarato senza esitazione che il motivo del pellegrinaggio era religioso. Né sportivo, né turistico, né altro. L’ho fatto perché temevo che altrimenti non mi rilasciassero la Compostela. Ma la verità è che non lo sapevo neanche io il motivo del mio viaggio. Troppo assurdo dire che volevo ritrovare me stessa, in cinque giorni non trovo neanche la mia patente in borsa. Troppo riduttivo dire che sono partita perché la mia amichetta del cuore me l’aveva proposto con entusiasmo (salvo paccarmi poco dopo l’acquisto dei biglietti). Il motivo l’ho capito dopo: mettermi alla prova, superare i miei limiti mentali e fisici. Accarezzare un po’ l’autostima facendo una cosa che fino a quel momento non mi aveva mai sfiorato: partire da sola e camminare da sola, zaino in spalla, per oltre cento chilometri. La sensazione era di poter essere per cinque giorni un’altra Valentina, lasciare la solita, timorosa e ansiosa, a casa e propormi a me e agli altri come una persona diversa. E così è stato: ho scoperto di potermela cavare benissimo, di poter camminare 25 chilometri con uno zaino sulle spalle (sorvolerò sulla scena pietosa degli ultimi mille metri durante i quali le gambe mi facevano così male che invocavo la mamma…). Ho scoperto che, dovendo arrivare fino alla tappa successiva, senza sconti, non potevo dire “non ce la faccio”. Dovevo farcela.

Ma i motivi per partire posso essere moltissimi: conoscere persone nuove da tutto il mondo (io avevo fatto amicizia in particolare con un ungherese), oppure stare con se stessi senza le distrazioni della quotidianità (bastava non dare troppa corda agli altri peregrinos). Ma possono esserci motivi spirituali, religiosi, sportivi, dietetici (nel senso che a un certo punto si dimagrisce pure, certo non in cinque giorni), turistici. L’importante, almeno per me, è vivere il cammino col proprio ritmo. Ci saranno quelli che macinano anche 45 chilometri al giorno, il doppio di quello che riuscivo a stento a fare io. Ma il Cammino di Santiago non è una corsa, è un dialogo con se stessi, con un livello più o meno profondo di se stessi, perché farlo di fretta?

Da Sarria a Santiago in 5 giorni: in pratica

Figuranti vestiti da centurioni romani per le strade di Lugo
Centurioni romani a Lugo

Ecco concretamente cosa ho fatto nei miei unici – per ora – cinque giorni da peregrina. Con un volo Ryanair Orio al Serio-Santiago sono arrivata direttamente alla meta. Da lì ho percorso la strada al contrario per arrivare a Sarria, mio punto di partenza. Il tragitto è coperto da due bus, uno che proprio dall’aeroporto di Santiago porta a Lugo in due ore (Empresa Freire) e poi da qui un altro autobus porta in mezz’ora a Sarria (Monbus). Attenti agli orari, se non volete ritrovarvi come la sottoscritta bloccata a Lugo per una notte perché l’ultimo Monbus era già partito, senza aver prenotato un giaciglio per la notte e nel bel mezzo delle celebrazioni per la fondazione romana della città, quindi con ostelli e alberghi strapieni. Giusto per informazione, ho (non) dormito su una panchina fino alle 7, quando è partito il primo bus per Sarria.

A Sarria, alla Parroquia de Sta Marina – Convento de la Merced, ho ritirato la mia Credencial (che come ho detto è un libretto con cui il pellegrino si identifica quando arriva negli albergues o negli hostal e che va fatto timbrare nei vari luoghi in cui si passa per dimostrare il proprio pellegrinaggio) e mi sono messa in cammino. Cosa vuol dire? Come facevo a sapere dove andare (essendo partita così imbarazzantemente impreparata che avevo stampato delle mappe ma non avevo comprato una guida)? E’ molto semplice: seguendo il flusso dei pellegrini, che come ho detto da Sarria in poi è molto alto, e seguendo le frecce gialle che si trovano lungo tutto il Cammino di Santiago, di cui sono un simbolo insieme alla concha, la conchiglia. Da Sarria Santiago dista, come detto, 112 chilometri, le tappe canoniche sono di 20-25 massimo 30 chilometri ma nessuno vieta di fermarsi in punti diversi rispetto ai paesi che elencherò qui sotto, anche perché l’ultimo tratto del cammino è servitissimo, pieno di locali e albergues. Anzi, nei momenti di maggiore flusso (a giugno era ancora accettabile) forse è il modo migliore per trovare posto per dormire.

Un cartello a forma di freccia con la scritta Vai picciotto
L’esortazione giusta per me!

Le tappe fino a Santiago

Un ponte di pietra sovrasta un ruscello
Un bello scorcio lungo il cammino
  • Da Sarria a Portomarìn: quasi 23 chilometri, tra ruscelli, boschi, discese e borghi. A Portomarìn c’è un grande albergue comunale che, nel 2013, costava solo 5 euro. Si dorme in camerate piuttosto grandi e c’è la doccia calda. Tutti i ristoranti sul cammino hanno il menu del peregrino: con 9 o 10 euro ci si sfamava molto bene. Curiosità: nel bosco avevo incontrato un ragazzo italiano che viveva accampato lì e per qualche euro offriva ai pellegrini una bevanda calda a base di ortiche.
  • Da Portomarìn a Palas de Rei: 25 chilometri nella campagna galiziana, tra chiese romaniche e piccoli villaggi.
  • Da Palas de Rei a Arzùa passando per Melide: 29 chilometri, è stata la tappa più dura, perché avevo già l’acido lattico nelle gambe e i legamenti dietro le ginocchia infiammati, credo. L’ultimo chilometro l’ho fatto quasi piangendo dal dolore, ma una volta arrivata in ostello ed entrata in doccia, l’acqua calda ha sciolto tutta la stanchezza. Anche qui il panorama è puntellato da chiese gotiche, ponticelli, villaggi rurali. A Melide la tappa a pranzo è obbligatoria per mangiare il pulpo a la gallega.
  • Da Arzùa a O’Pedrouzo: 19 chilometri
  • Da O’Pedrouzo a Santiago: 20 chilometri: questa tappa è stata la più strana. Per poter arrivare a Santiago in tempo per la messa mi sono accodata a un gruppetto di italiani che partiva alle 3 di notte, sotto la pioggia e al freddo. Abbiamo camminato alla luce delle torce in mezzo a un bosco, non avevo paura ma di certo non l’avrei mai e poi mai fatto da sola. Avevo l’impressione che sarebbe potuto succedere di tutto senza che nessuno se ne accorgesse.

Consigli

  • Il Cammino di Santiago è diventato estremamente famoso in tutto il mondo, vengono pellegrini dall’America, dalla Cina, dall’Australia. Meglio evitare i mesi estivi che sono affollatissimi. A giugno però era tutto abbastanza accettabile.
  • Io sono partita senza allenamento e ce l’ho fatta senza problemi ma se avessi dovuto camminare per più giorni forse i dolori mi avrebbero fermata. Quindi non fate come me, allenatevi nei mesi precedenti!
  • Il cammino è sicuro ma non sicurissimo. Di tanto in tanto escono notizie di aggressioni o sparizioni, casi rari ma che fanno scalpore come quello di una cittadina americana poi trovata morta. Quello che ho fatto io è non rimanere mai da sola. Scambi una parola, chiedi un consiglio: ogni modo è buono per capire se la strada è quella giusta (a quanto pare ci sono persone che disegnano false frecce gialle per deviare i pellegrini). E’ brutto ma è meglio fare il pellegrino in compagnia, che rischiare la vita per godersi un po’ di solitudine.
  • Lo zaino: elemento fondamentale! Deve pesare non più del 10% del peso corporeo (io avevo sforato, pesava circa sei chili). Cosa non deve mancare: in Galizia piove tantissimo, quindi mantella per la pioggia, sacco lenzuolo e/o sacco a pelo (io avevo solo il primo, le coperte le davano gli ostelli ma non sono sicura che sia sempre così), torcia, uno o due cambi (gli ostelli hanno lavatrici e asciugatrici), pantaloni da trekking con cerniera al ginocchio per trasformarli in pantaloncini all’occorrenza, sacchetti di plastica dove avvolgere le cose (sempre in funzione anti pioggia), scarpe da trekking, medicinali e cerotti (tra cui i santi Compeed contro le vesciche), borraccia, mini shampo-doccia (io avevo portato pure un mini phon), cappello, occhiali da sole, crema solare, sapone per il bucato, ciabatte, asciugamani.

Link e libri utili

Vi ho convinti a partire? E allora non mi resta che incitarvi con il motto dei pellegrini:

Ultreya et suseya!

Il sole sorge sulla campagna galiziana
L’alba saluta i pellegrini mattinieri
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