Sul Cammino di Santiago

Io viaggio sola

No, io non viaggio SEMPRE sola. Anzi, poiché credo davvero che la felicità sia reale solo se condivisa, come plasticamente ci insegna anche quel bellissimo film che è Into the wild, nella mia vita ho viaggiato perlopiù in compagnia. E nella maggior parte dei casi ho fatto bene.

Tuttavia qualche volta mi è capitato di essere la mia unica compagna di viaggio, ci sono stata “costretta” dalle circostanze, se per circostante intendiamo i bidoni che mi ha tirato in più di un’occasione la mia migliore amica. Ma la verità è che quei viaggi, poi affrontati in solitudine, li avevo “scelti” proprio perché potessi farli da sola: una parte (molto piccola, ahimè) del Cammino di Santiago e un giro zaino in spalla della Dalmazia. Ma anche Istanbul, Londra e Parigi le ho visitate da sola. In tutti i casi sono partita molto timorosa: e se mi succede qualcosa? E se mi sento sola? E se mi viene la malinconia di un amico, di un amore? Prima di partire per la Spagna ero stata anche sul punto di mollare l’idea di partire. E sarebbe stato un errore enorme. Ora vi spiego perché.

I benefici di viaggiare da soli

  • Viaggiare da soli, molto banalmente, significa poter visitare quello che ci pare, quando ci pare, per tutto il tempo che ci pare. E non è cosa da sottovalutare. Immaginate di essere in una città che sognavate di vedere da tanto tempo, o su una spiaggia, o in un borgo sperduto, con qualcuno che non solo non condivide la vostra passione, ma vi ostacola, vi mette fretta o mette il muso, sminuendo le emozioni che quel luogo vi suscita. A me personalmente, quando è capitato, è spiaciuto moltissimo. Per la maggior parte delle persone viaggiare è l’eccezione a giornate tutte uguali, è un piccolo lusso che richiede un investimento di tempo e di soldi: buttarli per fare cose che non ci piacciono o per non riuscire a fare cose che ci piacciono è un peccato.
  • Viaggiare da soli “sveglia”. O almeno, questo è quello che è successo a me. Nel momento in cui mi sono resa conto, all’inizio del mio mini Cammino di Santiago, che dovevo fare affidamento sulle mie gambe (per nulla allenate), sul mio senso pratico (idem) e sulla mia forza di volontà (che ve lo dico a fare…) ho scoperto risorse che non pensavo di avere. Ho tirato fuori un’energia fisica, una prontezza, uno spirito di adattamento che mi hanno lasciata sorpresa e hanno curato il mio basso livello di autostima. Allo stesso modo, in Croazia ho scoperto una capacità di divertirmi anche da sola, di stare bene senza dover necessariamente avere qualcuno, che ancora una volta mi ha stupita. Per non parlare della necessità di aguzzare il senso di orientamento e la capacità di risolvere problemi: quando si viaggia in compagnia si tende a demandare all’altro, se è un po’ più leader di noi, la soluzione di ogni intoppo o banalmente la lettura della mappa.
  • Viaggiare da soli non significa stare da soli. Prendere da soli l’aereo non vuol dire che, una volta arrivati a destinazione, si debba rimanere in silenzio, vittime di un mutismo obbligato dall’assenza di compagnia. Perché, se lo spirito è quello giusto, è impossibile non fare conoscenze, per una sera o per il viaggio intero. Serve una mente aperta all’altro, la curiosità di conoscere, di chiacchierare, di sapere. E, secondo la mia esperienza, è indispensabile alloggiare in un ostello. E’ qui che di sera, negli spazi comuni, possono nascere nuove conoscenze. Diverso è il discorso del Cammino di Santiago: il pellegrino è un soggetto a se stante, un po’ asceta, un po’ compagnone, bisogna capire in quale categoria ci si ritrova in quel dato momento della vita e poi non serve molto altro. Nel mio caso ho stretto amicizia con un ragazzo ungherese che veniva da ben più lontano di me e ci siamo fatti compagnia fino alla fine, chiacchierando o anche stando in silenzio uno accanto all’altro. Se fossi partita con la mia amica, che peraltro non si spegne mai, non avrei fatto questo lavoro su me stessa.
  • In conclusione, viaggiare da soli ci rende migliori: fa emergere le risorse nascoste di ciascuno di noi, sfronda il superfluo (paure, manie) e spinge ad andare al nocciolo delle cose, permette di conoscere persone e luoghi che altrimenti non avremmo scoperto.

Quando sì, quando no

Partire da soli solo se si è costretti? Un tempo avrei risposto di sì. E d’altra parte se si ha un partner, diventa difficile fare un viaggio un solitaria usando giorni di ferie che potrebbero essere vissuti insieme. Eppure non è un’opzione da escludere, per tornare più carichi di prima. In generale, secondo me un viaggio da soli, meglio se on the road e molto camminato, è un toccasana nei momenti di difficoltà. E non perché così, una volta da soli, ci si può concentrare ancora di più sui problemi del quotidiano, avvitandoci nel nero che vorremmo lasciarci alle spalle. Il contrario: viaggiare da soli richiede uno sforzo di energie e attenzione che vengono tolte, guarda caso, proprio alle negatività. Si finisce per pensare all’hic et nunc. Quando ho fatto la mia piccola tappa del Cammino di Santiago lasciavo a Milano una delusione d’amore. Magicamente, ogni dubbio e ogni dispiacere è scomparso appena sono arrivata in Spagna e ho dovuto arrangiarmi, faticare, sopportare il dolore alle gambe. Certo, serve un grande passo iniziale. Non vorrei scomodare l’ormai abusata comfort zone, che sembra debba farci sempre e solo schifo. Però è vero che per prendere la decisione di fare un viaggio senza compagni serve l’input, serve la voglia di lasciare il comodo per l’incomodo.

Quando non partire? O meglio, dove non andare. Parlo da donna e dico una banalità: niente viaggi in solitaria dove ci sono rischi per le donne. Perché stare con l’angoscia? Quando ho viaggiato in Croazia, che pure è un posto stra sicuro, ho scelto ostelli in centro anche se più costosi, per non dover camminare al buio in periferia. Mi sembra questa l’unica motivazione buona per non affrontare un viaggio da sole.

E voi cosa ne pensate?

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