Sicilia, una storia d’amore

Io non sono siciliano. O forse sì. Di quest’ isola conosco poco più di nulla, immagino e fantastico poco meno di tutto. Appare quindi come donna dalle moltiplicate voluttuosità, favoleggiata nelle doti, ignota o taciuta nei difetti. Vertiginosi misteri, di luci accecanti e di improvvise ombre, a contrasto, buie come pece. Non sono certo mancante le frequentazioni, ma sempre da straniero, con una certa distanza. Mi innamoro ma con spavento. I tanti problemi si conoscono, viene a noia ricordarli. Valgano, presi a prestito, il liberatorio testa coda logico e la chiave di lettura che uno dei migliori scrittori italiani contemporanei dedica a Roma: 

“Tra tante città che funzionano a meraviglia, portando su nuove vette d’eccellenza la loro disperazione, il disastro conclamato di Roma è l’unica speranza che mi resta” (Nicola Lagioia, “Contro Roma”).

Sicilia dunque. Una letteratura vigorosa, nomi da buttare sul tavolo a manciate, facendo torto a molti: Verga, Pirandello, Vittorini, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Bufalino, De Roberto. Le pagine per viaggiare in quest’isola sono tante. Ne scelgo due. Il primo è di un siciliano che più siciliano non si può, le seconde di un genovese stregato da un infido paradiso terrestre.

Gesualdo Bufalino

L’inizio di “Argo il cieco” di Gesualdo Bufalino è uno dei più belli che abbia incontrato…: “Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno . Né prima né dopo: quell’estate (non distante dall’incipit de “le notti bianche”). E forse fu grazia del luogo dove abitavo, un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna”. Lingua barocca, quasi cantilena, che seduce e avvolge quanto certe architetture dell’Isola.

Il tempo

E poi il tempo. Che qui è diverso. “Oh, interromperlo, sospenderlo il tempo: sicché tutto, pietre, pesci, uccelli, foglie, frutti, e io e tu, Maria Venera, siano e siamo fulminati dalla luce in un radioso e incorruttibile “ora”: immobili senza più la risacca dei nostri ieri a sommergerci, a crescerci fin sopra le labbra; senza più la scogliera dei domani, irta di punte e coltelli, a minacciare malanno e morte; niente passato e niente futuro ma solamente presente, con noi tutti beati, belli e addormentati nel bosco, re, regina e cortigiani, principessa, lo stesso principe… in un presente invariabile ch’è la stessa dorata festa di questo giugno del cinquantuno (….). Così passò luglio. Ogni giorno una favilla di fuoco, tutti e trentuno un roveto ardente. Lingue liquide mi guizzavano, mi salivano lungo le vene. Uscendo di casa barcollavo come un ubriaco; bruciavo attizzato dal sole, e mi pensavo immortale”. 

Sergio Campailla

Una luce del sole assoluta, che paralizza, sterilizza, e compie il sortilegio di far galleggiare gli attimi. Quel momentaneo deragliare dello scorrere del tempo che ritorna qui, nella valle dei Templi di Agrigento: “Il tempo nella valle era fermo: bisognava non uscirne , cercare invece di consegnarsi, sia pure in illusione, alla sua eternità” (“Il paradiso terreste”, Sergio Campailla). Sembra che certo sole, certo mare, certo cielo, sgretolino l’idea del tempo che coltiviamo nella routine quotidiana. Qui il tempo è diverso e questo spiega qualcosa del carattere dell’isola, e di terre assimilabili, di chi ne è figlio, naturale o adottivo. Come se un velo si squarciasse, o quantomeno si aprisse a momenti lasciando intravedere. Sant’Agostino, nato e cresciuto nel nord Africa, parla del tempo come di eternità in movimento. Non so se Albert Camus, algerino di nascita e di gioventù, sia mai stato in Sicilia. In epoche recenti nessuno come lui ha saputo cogliere e raccontare quest’ idea paradossale di effimera e sfuggente eternità che emana dai  paesaggi mediterranei bruciati dal sole. È ad esempio una caratteristica propria della bellezza, “dono sublime”, “ricchezza senza futuro”. Ancora Campailla: “La bellezza era la vita stessa, nella sua incarnazione più preziosa perché affidata al miracolo”.

Dell’Italia Camus scrive: “Ma in questo paese la tristezza non è mai altro che un commento alla bellezza. E nel treno che filava nella sera, sentivo qualcosa sciogliersi in me. Posso pensare oggi che avendo il volto della tristezza, si chiamasse nondimeno felicità? (…) Ma è facile perdere la felicità perché è sempre immeritata (…). E su paesaggi mediterranei: che c’è di strano a ritrovare sulla terra l’unione che auspicava Plotino? L’Unità si esprime qui in termini di sole e di mare….imparo che non esiste felicità sovrumana né eternità fuori dalla curva dei giorni ”. Io ho l’impressione che la terra di Sicilia, scagliata nel mezzo del mare più bello del mondo senza timore di paragone, nato da accidente geologico e destinato a lento dissanguamento,conosca da sempre qualcosa che noi da sempre ci
affanniamo a cercare. E che bisognerebbe ascoltarne il sussurro, come fossero parole di salvezza pronunciate a bassa voce nel buio di una chiesa, più buio perché il sole fuori acceca. E’ un privilegio che va conquistato, se è possibile farlo.

Appunti di viaggio


Appunto 1 – Poiché, per lavoro, tocca maneggiare (con guanti usa e getta) orridi social, traggo una gemma da quella ormai nauseabonda discarica che è Twitter. Seguite l’account: @isolanoo.

Appunto 2 – “Preghiera dietro le quinte” di G. Bufalino. “Tu, poca misteriosa vita, che posso dire di te? Se m’hai sempre esibito quest’aria da bambolina truccata, se non hai mai fatto nulla per persuadermi di essere vera; se non hai fatto mai nulla per persuadermi di essere vera… Odiabile, amabile vita! Crudele, misericordiosa. Che cammini, cammini. E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa. Ci sei, non ci sei più: una nube, un vento, un profumo…Vita, più il tuo gioco langue più l’amo. Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare”

Appunto 3 –  https://www.youtube.com/watch?v=Oc58cIExp_U

Appunto 4 – https://www.donnafugata.it/it/i-vini/mille-e-una-notte/

Appunto 5 –La Grecia ci ha educato al gusto della luce, dell’armonia; ci ha insegnato ad erigere contro la volta celeste la forza delle colonne; ma ci ha insegnato anche a correggere le estasi della ragione con le spine dell’ironia, a ravvisare dentro il volto radioso di Apollo la smorfia ebbra di Dioniso… I Mussulmani ci hanno portato un profumo di giardini d’Oriente, di leggendarie Mille e una Notte; ma anche un seme di esaltazione fanatica, un’abitudine alla frode e alla voluttà… I Normanni (troppo alti perché gl’indigeni potessero colpirli altrimenti che con un coltello!) hanno aggiunto alla nostra panoplia la spada della fedeltà, del coraggio, della severa coscienza… Gli spagnoli ci hanno contagiato l’iperbole e la superbia, il fasto delle parole e dei riti, la magnanimità del gesto cavalleresco, ma, con essi, il sapore della cenere e della morte…Prima e dopo di loro, quanti altri! (…)
Nella Sicilia è il cuore di tutto”, intuì un visitatore illustre, mettendovi piede. E forse pensava al passato dell’isola, così decisivo nelle vicende del mondo; ma forse anche al privilegio stesso e alla dannazione della
Sicilia d’essere un’isola: un’isola e cioè una trappola; un’isola e cioè un trono. Non avere altri confini che il mare e il cielo; essere chiusi nel circuito perfetto delle proprie coste, opponendo ad ogni contagio il sentimento orgoglioso della propria identità… ma nello stesso tempo avvertire la povertà e lo squallore d’una simile segregazione, sentirsi come la gamba amputata di un corpo più grande e più caldo…Ecco, in questa contraddizione fra un’autosufficienza felice e una claustrofobica solitudine sta, credo, il primo nodo da sciogliere per un siciliano. Chi vive nell’isola, infatti, subisce di necessità due pulsioni contrarie: da un lato è spinto ad appagarsi orgogliosamente della propria separatezza; dall’altro sente e soffre la lontananza dalla terraferma come un esilio, come l’esito di un naufragio”

Appunto 6 – https://www.youtube.com/watch?v=rfgr9XwsFYI&feature=youtu.be

Appunto 7- https://www.meofusciuni.com/piramide-l-oblio

Mauro

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