Giappone, perché sì

Giappone, amore a prima vista

Devo ammetterlo: il Giappone è l’unico posto al mondo dove sono già stata e dove tornerei senza pensarci troppo. Prima di andarci, nel 2015, avevo una passione per il Giappone un po’ confusa e poco comprensibile. Era più una sensazione, sapevo che sarebbe stato il posto giusto per me, sulla base di cosa, però, non saprei dirlo. Poi finalmente il mio sogno si è avverato e ho passato alcuni giorni tra Tokyo, Kyoto e Nara. E le aspettative sono state superate, sono tornata in Italia con la voglia di comprare il primo volo Milano-Tokyo Narita e visitare questo paese affascinante da un capo all’altro. Quella sensazione non è mai passata, anzi si è acuita, se credessi a queste cose lo spiegherei con la reincarnazione: nelle mie vite passate devo aver vissuto lì. Una spiegazione più razionale è, almeno in parte, il fatto che certe immagini le ho interiorizzate fin da piccola guardando i cartoni animati e una volta arrivata lì alcune cose mi sono sembrate subito familiari, come gli studenti in divisa, gli ombrelli in bambù, gli zoccoli “infradito”  i futon, i kimono, i templi.

Un giapponese in abiti tradizionali sotto la neve
Un giapponese in abiti tradizionali sotto la neve

La stessa cosa mi è successa a New York ma senza quella sensazione di legame viscerale. Si può avere un’affinità elettiva con un Paese? Forse sì.

Questo lungo preambolo mi serve anche per giustificarmi: non so da dove cominciare a raccontare. E allora ho deciso che in questo post farò un elenco a punti,  domande e risposte per dare una mano a chi sta pensando di andare in Giappone e magari ha qualche dubbio. Io ovviamente sono di parte, per me è un SI’ grande come una pagoda.

Domane e risposte per chi sogna di andare in Giappone

  • Il Giappone è caro?  Dipende. Di certo non è un posto economico, ci sono costi fissi che non si possono abbattere, per esempio quelli per gli spostamenti. I treni non sono a buon mercato e il Jr Pass (Japan Rail Pass, abbonamento con cui si può prendere quasi ogni treno e che senza dubbio conviene fare, piuttosto che comprare biglietto per biglietto) nel 2015 mi è costato 212 euro per 7 giorni. Adesso costa una decina di euro in più, per due settimane sono 358 euro. Per tutto il resto, se si vuole limitare il budget, si può fare, basta essere accorti. Magari regalarsi solo qualche notte in un ryokan (hotel tradizionali, più cari) e il resto del viaggio scegliere hotel all’occidentale. Per cenare, sotto ogni punto di vista è meglio entrare in qualche trattoria un po’ nascosta, dove magari non c’è neppure il menu tradotto in inglese, e lasciarsi ispirare, piuttosto che andare a mangiare sushi nelle zone più turistiche come Shibuya. A Tokyo si può visitare il mercato del pesce e mangiare lì nei dintorni. Inoltre il cibo di strada è dappertutto, è impossibile restare a stomaco vuoto!
Una ragazza prepara cibo di strada in uno stand
Street food alla giapponese
  • Come sono i giapponesi? Particolari! Prima di partire ho letto e visto video in rete realizzati da expats che raccontano luci e ombre di un popolo molto molto chiuso, dove è facile sentirsi un corpo estraneo. Immagino sia vero, ma da turista questo non conta moltissimo. Per contro sono persone incredibilmente sorridenti, credo che questa sia una caratteristica molto asiatica, e molto ossequiosi. Dopo una settimana mi ritrovavo anche io a fare inchini a destra e a sinistra! Non sono molti quelli che parlano inglese ma quando si chiede un’informazione si fanno in quattro per aiutare. Mi sento di dare un suggerimento, per esperienza diretta: mai chiedere informazioni a una persona che ispira poca fiducia, perché anche se non sa la risposta vorrà aiutarvi a tutti i costi facendovi perdere tempo. E quando lo ringrazierete nonostante non sia riuscito ad aiutarvi, ci rimarrà molto molto male perché non è riuscito nella sua missione. Nel mio viaggio mi sono resa conto che i giapponesi sono un popolo molto disciplinato e meticoloso, ma forse anche molto “complessato” e contraddittorio. In metro ci sono operatori in divisa il cui unico compito è agitare le braccia al chiudersi delle porte, per strada è vietato fumare e nessuno sgarra, si fuma solo nelle aree fumatori allestite di tanto in tanto. Per distrarsi in tanti vanno a giocare nelle sale pachinko, che credo siano un girone dell’inferno, tanto sono alienanti e rumorose. Però sono anche molto educati, cortesi, gentili, rispettosi. Non ricordo più dove l’ho letto ma pare che il giapponese non abbia una parola per rivoluzione civile. Ci credo.
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L’area fumatori in una strada di Tokyo
  • E’ un posto sicuro? Sì, non credo di aver mai passeggiato in un posto in cui mi sono sentita più al sicuro.
  • E’ difficile orientarsi? Sì e no. E’ vero non ci sono numeri civici e vie, solo le strade principali hanno un nome, il resto sono traverse. Non so come si possa ricevere la posta, magari mi informo. Quindi è meglio guardare in anticipo la strada, potrebbe non essere facile raggiungere un hotel o un ristorante. In metropolitana invece mi sento di dire che è facilissimo: a Tokyo alle macchinette per comprare i biglietti c’è l’elenco di tutte le fermate della rete della metro con la relativa tariffa. Sbagliare è impossibile.
  • Tokyo è solo una megalopoli disumanizzante? Assolutamente no! Ci sono quartieri di grattacieli e pubblicità luminose ma ci sono anche zone con case basse, templi e trattoriette. Per esempio Asakusa, dove c’è un enorme tempio che al mattino si riempie di fedeli e curiosi, che sono per la maggior parte giapponesi.
  • Si mangia solo pesce crudo? Per i miei gusti, andrebbe bene anche se fosse così ma non lo è! Sushi e sashimi sono solo una parte della ricchissima cucina giapponese. Ci sono zuppe saporite, spiedini di pollo, anguilla in tutte le salse, il tonkatsu, cotoletta giapponese che… mmmmm… si scioglie in bocca, e cibo di strada a ogni angolo, per non parlare dei dolci. Ecco, i dolci sono strani, non sono dolci. O perlomeno, lo sono poco. Possono essere fatti col riso, con i fagioli rossi, con la frutta.
Pranzo a base di sushi, zuppa di miso e tè verde caldo
Sembra un gioiello, è un dolcetto
  • Quando andare? Ovviamente nel periodo della fioritura dei ciliegi, se si vuole viaggiare con un clima gradevole e vedere lo spettacolo degli alberi carichi di fiori e dei giapponesi che li celebrano (ci sono anche le previsioni del tempo dedicate solo alla fioritura, tipo “oggi la fioritura è partita da qui, fra due giorni arriverà lì…”). Però, c’è un però, anzi più di uno: per prima cosa bisogna sapere quand’è il periodo giusto perché stanno fiorendo sempre più in anticipo e potrebbe capitare di arrivare a metà aprile e non vedere già più nulla. Poi, i costi: è l’altissima stagione, costa tutto di più, dai voli agli alberghi e bisogna prenotare con tanto anticipo. Da evitare l’estate, mi dicono che ad agosto il caldo a Tokyo sia insopportabile. Il mio suggerimento è tra l’autunno e l’inverno. Io ero andata in febbraio, il freddo era normale, sopportabile, e non è stato necessario prenotare con così tanto anticipo.

Giappone, in quale caso è meglio di no

Prima di chiudere, Giappone, in quale caso no? Se il budget a disposizione è molto molto basso. Se si vuole fare un viaggio esclusivamente naturalistico. Se non si parla inglese (e nemmeno giapponese, ça va sans dire). Se non si ha la curiosità di assaggiare sapori diversi.

Vi ho fatto venire voglia? Rispondetemi nei commenti!

Ps: ma il vero, unico motivo per cui vale la pena visitare il Giappone è lui… il gabinetto giapponese!

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